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:: Ricordo dell'Esposizione di Milano 1881
Autore: | Editore: Ferdinando Garbini
Lingua: Ita | Data: [1881] | Luogo: Milano | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia


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il terzo quello che dal corso Venezia immette in via Palestro; il quarto e il quinto quelli che danno accesso all'Esposizione attraverso la cancell dia dei Giardini Pubblici sempre lungo il corso Venezia. Veramente pi¨ che ingressi proprii e veri, tutti questi - eccettuato quello di via Senato - sono puri e semplici accessi. Ingressi artistici , ingressi degni di speciale menzione sono infatti due soli; quello principale, e quello detto la Porta Veneziana , che voi vedete a sinistra della Rotonda, all'estremitÓ del suo raggio verso le piante di via Palestro.
Diciamone qualche cosa.
LA PORTA VENEZIANA.
(Vedi pag. 12).
Eccovela qui in tutta la sua snella eleganza.
Eccolia qui co' suoi pinacoli , co' suoi ornamenti a traforo, colle sue torricciuole sforacchiate a giorno, co' suoi loggiati a colonnine aeree, a finestroni ed a porte con sesto quasi acuto, meno una piccola modanatura all'apice. Tutto l'edificio - proprio uno di quelli che rubano gli occhi colla magia del loro aspetto - Ŕ in legno, raffigurante a meraviglia il moresco del marmo a colori abbinati. Vista da Piazza Cavour, questa facciata dell' Esposizione produce una im pressione eccellente. Alcuni, fatte le debite proporzioni, preferiscono questo vestibolo veneziano, par quanto modesto , al vestibolo principale. E pu˛ darsi che non abbiano torto del tutto.
Abbellano assai questa entrata le serre e le aiuole che si trovano al suo fianco destro oltre la cancellata. ╚ lÓ infatti che fu tenuta nel maggio e fin sui primi di giugno la Esposizione orticola e floreale: quella famosa esposizione che ebbe, ahimŔ! un solo torto: quello d: durare lo spazio delle rose e delle fragole che ne facevano uno Ira i pi¨ splendidi ornamenti.
Infatti, su quel verde continuo, la porta veneziana spiccava colle sue finte mattonelle bianco-rosa in marmo .. di legno, con inesprimibile vaghezza. Ed a quella scena dava e dÓ anima e vita la stupenda fontana , costrutta rimpetto al gran palazzo del Museo e che spinge ad una altezza d'oltre dieci metri una colonna d'acqua che scintilla al sole come una pioggia di diamanti, e riempie tremula e commossa un semplicissimo e vastissimo bacino-serbatoio.
IL PADIGLIONE LIQUORERIA CANETIA.
(Vedi pag. 13).
Lo chiamano il Padiglione Russo, ma viceversa poi Ŕ un Padiglione svedese, quello che ad uso di Birraria e Liquoreria ha eretto nel recinto dell' Esposizione il signor Maurizio Canetta
[didascalia immagine:]Il velocipede acqueo di Ciriaco Padzza e la poltrona a bilancia di Valentina.

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