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:: La stampa e la politica / E. Torelli-Viollier
Autore: Torelli Viollier, E. | Editore:
Lingua: ita | Data: | Luogo: | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Titolo analitico


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Vero è che, quando non avvengono fatti che agitino il pubblico, si può, con un talento di redazione eccezionale, intavolando pole­miche, inventando nuove forme d' articoli, creando nuove rubriche, dare il gambetto in pochi mesi a tutti i proprii colleghi. Questo è il sogno di tutt'i giornalisti novellini, i quali hanno in testa un certo ideale di giornale, che ogni giorno debba offrire a' lettori una serie d' articoli piccantissimi e farli delirare dal piacere. Questi sognatori domandano soltanto diecimila lire, cinquemila, mille, magari cin­quecento per realizzare il loro sogno: quando le hanno trovate, met­tono fuori un foglio di carta stampata e fanno un fiasco maiuscolo. Il loro progetto, dopo tutto, non è chimerico; soltanto per attuarlo bisogna essere un giornalista di genio, ed io non parlo qui ai genii, parlo ai giornalisti di mediocre levatura, come me, che hanno coscienza della loro mediocrità e che s' industriano di supplire con l' arte, con la conoscenza del mestiere, alla deficenza dell' ingegno.
Bisogna inoltre tenere a mente che il giornalista non è il pa­drone del pubblico, ma il suo servitore, e che deve fare il giornale non per servire la propria ambizione, le proprie passioni, le pro­prie amicizie, i propri interessi, ma per istruzione e divertimento del pubblico. In questo il pubblico ha il fiuto finissimo : per quanto il giornalista sia abile, i lettori s'accorgono subito se ha sistema­ticamente un secondo fine, e allora guai a lui! Il pubblico com­pra il giornale per essere informato di tutto quel che accade: è dunque un dovere di stretta onestà pel giornalista di non ta­cergli nulla. Occultare una notizia perchè danneggia i nostri amici politici, sorvolare sopra un fatto per non giovare al partito avver­sario, non parlare di Tizio o di Sempronio per non far loro la ré­clame, mentre Tizio e Sempronio hanno fatto qualcosa di clamo­roso, sono piccole disonestà, che indispettiscono il pubblico e che riescono a tutto danno dello spaccio del giornale. Il pubblico perdona più facilmente un articolo appassionato ed ingiusto che certi artificiosi silenzi, certi escamotages di notizie, da cui si sente mi­stificato. « Giuro di dire la verità, tutta la verità », dice il testimone prima di cominciare la sua deposizione. Il giornalista è un testi­mone; egli deve dare al pubblico non soltanto le notizie del

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