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:: L' origine del risotto giallo / Virginio Vaj
Autore: Vaj, Virginio | Editore:
Lingua: ita | Data: 1962 | Luogo: Milano | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Spoglio


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LA FAMIGLIA MENEGHINA
L'origine del risotto giallo
I milanesi lavorano.
Sono i figli tuttavia di un passato glorioso, combattivo come il loro Tempo continua a dimostrarlo.
Sono sempre indaffarati e in tutte le loro manifestazioni.
Ecco perchè, qualche volta, bisogna "raccontargliele" perchè essi " rammentino".
Bisogna ricordare ai Milanesi che essi furono anche un popolo determinante direttive, imprese, inventive, in tutti i campi.
I Milanesi si distinguono dagli altri Italiani per il loro temperamento, ma hanno anche loro i ruderi della loro civiltà passata, le vestigia rimaste che comprovano la tenacia con cui i Milanesi aderirono magari a "cuor leggero" alle diverse lotte intestine che li travagliarono.
I Milanesi però, non dimenticarono anche le arti culinarie, perchè le guerre, il lavoro e tutto il travaglio non li discostarono dalle imbandite mense.
Imbandite mense, dopo il lavoro, quasi associando i due problemi; e gli uni si identificarono nelle necessità degli altri.
Tutti si preoccupano di riconfermare ogni giorno che Milano, è la grande città del lavoro, dell'industria, dell'artigianato, del commercio e mentre si tirano le somme per elevare inni alle virtù dei Milanesi, pochi vanno a divulgare, non solo le opere d'arte che anche Milano possiede, residui di una civiltà valorosa, ma anche le innate prerogative di buon gustai. Vi è una Milano dei "bausciun" ma Vi è anche una Milano di San Carlo, una Milano degli Sforza e dei Visconti, che fra le sue virtù ha anche quella di una cucina apprezzata e ammirata dai ghiottoni. Cucina che è andata in disuso a causa di quella ondata di importazione eli individui, che a tutte le metropoli accorrono per svago e per interesse, per onesta attività, o per trafficare; comunque, sempre per sfruttare situazioni contingenti.
La cucina dei Milanesi, è quella del potaggio di maiale, dei ceci nel giorno dei Morti, della "busecca" e del " foiolo" ma, e soprattutto nella sua semplicità, quella del minestrone "con i borlott" e la " codega" e ancora di "oss bus" con il famoso e rinomato " risotto giallo".
Tipicamente Milanese e solo di Milano il "risotto giallo" ha la sua leggenda e anche la sua storia, perchè non è disgiunto da una certa epoca, in cui si viveva certamente in un altro nodo, con la semplicità del buon umore, e soltanto con el " coeur in man''.
Ora si dice che il giallo sia dovuto ad un pittore dalla scapigliatura Milanese, il quale aveva avuto l'incarico di dipingere in Duomo un affresco o un quadro, a cui egli poneva da diversi e svariati mesi la sua assidua attenzione.
Il nome... il nome la leggenda non ce lo rimanda, anche perchè altri, forse, agli albori di questo secolo che videro il "Pogliaghin" capitanare gli artisti che fregiavano il Duomo, erano diversi e tutti in una sobria umiltà o francescana povertà, vivevano senza che le cronache dei Gazzettieri li "montassero" come si usa dire oggi, con una campagna giornalistica.
Tutti i giorni a mezzodì questi artisti, più o meno puntualmente, a secondo se la loro moneta raggiungeva la possibilità o no di pagare il trattore o comunque se potevano avere ancora un briciolo di credito presentandosi alla tavola di tutti i giorni dove da qualche tempo, il padrone del ristorante, faceva credito; si recavano a colazione nella vicina Via Laghetto, dove una Trattoria che esiste tutt'oggi, in vecchie malandate casupole, e che si è evoluta, aggiornandosi in una certa eleganza e cambiando nome, è tuttora frequentata per oltre il 50% da avventori artisti, di tutti i rami, di tutti i ceti, di tutte le età.
A quel tempo il Trattore, come forse anche oggi, era il buon padre, che accettava i pagamenti quando Dio lo voleva e il precetto dell'Ufficiale Giudiziario lo ordinava. Curava la moglie, l'andamento della trattoria e con essi, anche una bella figliola, troppo bella e troppo giovane perchè non incendiasse il cuore, di qualcuno di quei giovani artisti.
Fra gli artisti, ve n'era uno, con piccoli baffetti appena sopra il labbro e con due ricche " basette" che ornavano le sue guance anche se piuttosto scarne, che per una ragione o per l'altra, s'infiammò e infiammò il cuore della giovane donzella, già ricca proprietaria di una trattoria.
Il fuoco divampò, il giovane artista scarno e giallo, dalle giornate vissute anche senza toccare pasto, chiese la mano della giovinetta per condurla all'altare e impalmarla.
Il giovane pittore chiamato il 'giallo" dal colore delle sue guance, ma anche perchè gli era riconosciuto il merito di sapere comunque e dovunque mettere e trattare il colore "giallo" in ogni suo quadro, in ogni sua opera creativa, fece sul serio tanto che il trattore, concedè la mano della fanciulla permettendo che il pranzo nuziale dopo la Cerimonia Religiosa, avvenisse per merito di "giallo" nella sua trattoria, dove tutti gli artisti erano invitati in quel dì di festa e d'amore. In Duomo si celebrarono le nozze della giovane sposa con il pittore detto il "giallo" e di poi tutte le persone presenti, dice la leggenda, si recarono nell''`ostaria" di Via Laghetto dove le tavole imbandite erano pronte e dove i camerieri attendevano i commensali.
Dal Duomo alla Via Laghetto, un corteo di persone gioiose e libere da ogni formalismo o preconcetto, si snodava, mentre gli occhi dei

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