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:: L' arte all'Esposizione universale del 1867 / per Giuseppe Mongeri
Autore: Mongeri, Giuseppe | Editore: [S. n.]
Lingua: ita | Data: [1867] | Luogo: [S.l.] | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia


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L'ARTE ALL'ESPOSIZIONE UNIVERSALE DEL 1867
PER GIUSEPPE MONGERI.
E' legge d' armonia universale che il progresso delle cose si compia oscillando fra gli estremi. Quell'occulta forza che nell'ordine fisico alterna la luce e le tenebre, la vita e la morte, é quella medesima che con assidua vece, nell'ordine morale, ci ministra il bene ed il male, la verità e l' errore. Egli è così che nel giro di pochi mesi ci accadde d'essere testimoni, dopo le glorie, miserande sempre, della nuova strategia e le prove omicide del fucile ad ago, di ben altri trionfi splendidi del pari, e certamente assai più umani, quelli inaugurati in nome della pace nel Campo di Marte della Metropoli francese.
L'Esposizione internazionale che, nell' anno volgente al suo declino, vi ha sollecitato il concorso del senno e della mano di tutte le nazioni civili, sebbene ultima venuta nel giro di pochi lustri, sebbene non senza pecche e lacune lamentevoli, terrà un posto indelebile negli annali della Civiltà; e si può dire abbia vinto la gara colle sorelle onde fu preceduta non solo, ma tolga in qualche modo la probabilità che rimanga essa medesima soverchiata dentro un breve giro d'anni, quando, come ci si fa scintillare da lungi la speranza, un nuovo spettacolo di tal fatta si avesse a ripetere in breve sulle sponde della Sprea.
All' Esposizione parigina del 1867 rimarrà il vanto di un mirabile concetto distributivo, d' una modestia più commendevole che gradevole all' aspetto, dell'apparato locale, nullamanco di grandissimo valore attesa la sua destinazione; rimarrà, in fine, quello d'una vastità di superficie smisurata, onde innumerevole la quantità degli oggetti che potevano avervi ricetto ed infiniti i modi con che presentarsi a fermare l'attenzione del visitatore. Non è certo affermare oltre il presumibile il dire che se le esposizioni fraterne dei popoli dovessero cadere a misurati e larghi intervalli di tempo, ad ogni periodo di generazione umana, per esempio, a fine di segnare e ben distinguere ad una ad una le ciclopiche assise onde si compone l'immenso edificio della civiltà, a cotesta del 1867 dovrebbe rimanere il privilegio di aver rappresentato

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