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:: Ricordo dell'Esposizione di Milano 1881
Autore: | Editore: Ferdinando Garbini
Lingua: Ita | Data: [1881] | Luogo: Milano | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia


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netta. ╚, naturalmente, tutto in legno: dal tetto accuminato e che iinisce in cuspide elegantissima. Vi si arriva sboccando nel giardino dai comparti militari del ministero della guerra, oppure attraversando orizzontalmente le gallerie vertebrali del corpo principale dell'Esposizione.
Il Padiglione Canetta occupa oltre cento metri quadrati ; Ŕ in larice americano, un vero pineepin regolare, adattatissimo per costruzioni e resistentissimo alle ingiurie del tempo e dell'atmosfera. L' ha disegnato il valente architetto milanese Carlo Formanti, ed Ŕ innegabile che Ŕ uno fra i meglio riusciti di tutta la Mostra. Piace moltissimo al pubblico il bizzarro tetto a scaglia di pesce che corona questo edificio dalle leggiadre pareti intagliate.
Il mobiglio, di questo padiglione, Ŕ opera della Ditta Arosio di Milano , e non potrebi,e essere pi¨ fedelmente russo di quello che Ŕ.
Tutti i giorni una societÓ elettissima concorre a geniale convegno sotto l'ombra amica degli ippocastani che si intrecciano coi pinacoli del padiglione Canetta; e sono granite a migliaia che girano, e sono fiumi di birra che scorrono, mentre al di lÓ delle piante le ban le musicali fanno echeggiare le armonie voluttuose dei valzer tedeschi.
L' ILLUMINAZIONE NELLE SERE DEL 7 E 14 MAGGIO.
I nostri disegni (pag. 2 e 16) rappresentano la piazza del Duomo durante la splendida illuminazione del 7 e 14 maggio 1881. I lettori ricordano infatti che la luminaria fu una fra lo cose meglio riuse,te del programma inaugurativo della Mostra Italiana.
Agli stessi lettori poi non occorre ricordare che l'eroe di quella festa della luce fu il cav. Giacinto Ottino - ovvero il mago Ottino, come per universale consenso viene oggi chiamato il celebre lucifero torinese.
Il disegno a pag. 16 riproduce il gran paniere di lumi sfolgoranti nel mezzo della gran piazza : nonchŔ lo stemma forato e fronzuto di casa Savoja scintillante di fronte a via Carlo Alberto.
L' altro disegno a pag. 2, cioŔ di contro al frontespizio, rappresenta l'illuminazione del corso Vittorio Emanuele, tutto abbellito da grandi ar_ tate sfolgoranti di luce, e raffiguranti una pergola gigantesca.
Queste due incisioni, malgrado la fedeltÓ con cui riproducono il vero, non possono dare che una idea molto limitata della grandiosa luminaria che fu un vero trionfo della Commissione dei Divertimenti. L' Ottino super˛ sŔ stesso. Il suo concetto , messo fedelmente in pratica , era un vero poema. L'illuminazione partiva dal Palazzo Reale, passava innanzi al Duomo, piegava sul Corso Emanuele, tramutato in un fiammeggiante oceano, scendeva lungo il Corso Venezia, svoltaVa sui bastioni, per via Manin e pei giardini stessi, e sostava in Piazza Cavour; poi passando sui vetusti archi di Porta Nuova, proce deva per via Manzoni, Piazza della Scala, via S. Margherita, via Carlo Alberto e si riattacava in Piazza del Duomo al suo punto di partenza. Piazza del Duomo era un mare di luce a co-
[didascalia immagine]
Turbina idro ora della SocietÓ Veneta.

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