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:: Percorsi :: La Milano di Stendhal

La Milano di Stendhal: tema che intreccia storia e poesia alla ricerca di un passato irrimediabilmente trascorso e nella comprensione di un fatto psicologico e artistico, quello appunto della nascita di una Milano stendhaliana nella mente dello Stendhal milanese.
L'amore di Stendhal per l'Italia è grande, ma inferiore a quello per Milano, è un amore con non molta stima, ciò che per Milano non avvenne, e Milano, come sappiamo dalla fin troppo celebre iscrizione composta per la sua tomba, fu veramente la patria d'elezione per il grenoblese Henri Beyle.
Molte furono le circostanze che contribuirono a far nascere quell' amore, e si trattò di circostanze esterne ed interne: piacerà il fatto che, rientrando a Milano nel 1811 dopo anni di assenza, Beyle fosse colpito e commosso soprattutto da un certo odore di letame ("une certaine odeur de fumier") che le strade milanesi, allora continuamente percorse da cavalli, esalavano. Si sa che gli odori sono un potente stimolante della memoria, e qui ne abbiamo un esempio, ma ben altri stimoli urgevano nell'animo del giovane sottotenente dei dragoni quando, dopo Marengo, prese alloggio in casa D'Adda nella Corsia del Giardino. Prima di tutto, l'età, quella beata (o infelicissima?) età al di sotto dei diciott'anni, quando tutto si apre agli occhi del giovane che sta diventando uomo. Ciò fu particolarmente vero per Stendhal, sensibilissimo, goffo, non bello (Angela Pietragrua l'aveva soprannominato "il Chinese"), aperto a tutte le sensazioni e, purtroppo per lui e fortunatamente per noi, incapace di dimenticare finché non le avrà trasposte in personaggi e vicende. Non per niente la Chartreuse de Parme si colloca alla fine della sua carriera creativa, e Milano ormai evocata esorcizzata e placata (fino a un certo punto) cessa di essere un punto dolente nella vita del console di Francia a Civitavecchia (uno dei posti meno graditi della carrière francese) per divenire uno degli hauts lieux della letteratura mondiale (non è una novità per nessuno che Milano e la Lombardia, e le relative esperienze stendhaliane, nell'economia del libro pesano moltissimo).
Si trattò quindi di un incontro determinante, di quelli che mutano la vita di un uomo, se Stendhal a distanza di anni ricordava ancora il sontuoso salone del palazzo, le eccellenti cotolette impanate servitegli, il quadro raffigurante Ganimede che era nella sua camera in casa Bovara.
Sempre per restare sul piano psicologico possiamo dire che Stendhal, venuto da una piccola città, deluso da Parigi, trovò in Milano la donna da amare, e l'amò con passione, devozione ed entusiasmo, un entusiasmo che i milanesi ricambiarono insufficientemente se pensiamo alla grandezza di Beyle, con una certa larghezza se invece pensiamo che si trattava di uno straniero non ancora illustre per tutto ciò che avrebbe scritto in seguito e che del resto avrebbe fatto tanta fatica per essere compreso nei suoi meriti.

A parte la situazione psicologica personale, e le caratteristiche profonde della sua individualità, Stendhal aveva ragione di trovare Milano un luogo per lui soddisfacente: sull'incontro iniziale si innesteranno poi altri più lunghi soggiorni, che meglio motiveranno quella soddisfazione ma non la cambieranno. Da una parte, l'émpito dell'Armée d'Italie scesa nel 1796 sotto la guida di un generale ventisettenne alla conquista delle favolose terre italiane; dall'altra, l'incontro con una realtà economica e sociale e culturale e latamente civile ben diversa da quel che ci si attendeva e che la sensibilità straordinaria di Stendhal afferrò immediatamente e continuò ad approfondire.
A Stendhal toccò vivere nella regione italiana in quel momento più avanzata in tutti i campi, ulteriormente trasformata dal fatto che dal 1797 al 1799 e dal 1800 al 1814 Milano era stata capitale di stato, e che anche dopo la Restaurazione, nell'ambito del Lombardo-Veneto, aveva conservato qualche prerogativa. Le riforme austriache, da Maria Teresa a Giuseppe II, per cinquant'anni avevano inciso profondamente sulla struttura sociale, creando una casta di funzionari efficienti e ben pagati, diffondendo "lumi" che oggi possono parere ovvii ma che nell'Italia del tempo lo erano assai meno, chiamando a collaborare gli ingegni più vivi. Il fatto che un Parini per anni reggesse la cura dell'educazione dei milanesi delle classi più alte (e Stendhal lo notò) è la premessa per la costituzione di una classe dirigente la quale per parecchi decenni fu all'altezza del suo compito, e brillò particolarmente quando fu affiancata da gente eletta proveniente dalle altre regioni d'Italia.
Forse Stendhal, bonapartista convinto, pur non ignorando i benefici del vecchio governo austriaco, sottolineò troppo l'opera napoleonica, lasciando in ombra quella del Melzi (1802-1805): sta di fatto che la combinazione dell'eredità settecentesca, teresiana e giuseppina, e di quella non più rivoluzionaria di Bonaparte portò a risultati straordinari, che si riflettono sulla vita stessa di Milano. Tra la seconda metà del 1700 fino almeno a tutto il 1825 Milano si trasforma, assume un volto urbanistico splendido, si “cristallizza” in un aspetto che colpirà tutti i visitatori stranieri, anche quelli meno disposti ad accettare ciò che è moderno o non molto antico.
La Milano di Stendhal, quella materiale, non esiste dunque quasi più o si è ridotta a pochi luoghi isolati e superstiti, privi di quel fittissimo contesto urbano che li esaltava e li giustificava: rimangono invece le testimonianze di vita e di cultura, non mai interrotte anche se talvolta scadute a manifestazioni di folklore, e riemerge la volontà di esistere culturalmente in un ambito europeo; allo stesso modo si è mantenuto, trasferito ai tempi presenti, quello che potremmo definire approccio ambrosiano, che è rapporto leale e reale e diretto con altre persone alle quali si è disposti a far largo credito, purché confermino di esserne degne.
Uno scrittore che Stendhal non amava di sicuro perché lo considerava un servo di Metternich, Giuseppe Acerbi, così concludeva il Discorso Proemiale al terzo anno della Biblioteca Italiana, il 1818 (si badi alla data, il discorso fu scritto alla fine del 1817, anno stendhaliano-milanese per eccellenza!): "non sarà sfuggita alla perspicacia de' nostri lettori una considerazione, cioè che la coltura d'ogni maniera germogli alquanto più rigogliosa verso il settentrione che verso il mezzodì dell'Italia. In Milano particolarmente nulla manca di ciò che possa dar lustro e rilievo ad una grande città. Qui abbiamo un regio istituto di scienze e lettere; qui un insigne osservatorio ed astronomi rinomatissimi; qui una pinacoteca, un gabinetto di medaglie, un orto botanico; qui varie biblioteche pubbliche e private doviziosissime di tesori finora sconosciuti; qui abbiamo licei e collegi e case di educazione, e scuole e cattedre di lettere e scienze, e lingue straniere; qui una fiorente accademia di belle arti, e architetti e scultori e pittori eccellenti; qui primeggia l'incisione, la prospettiva e l'ornato: abbiamo il mosaico; un conservatorio insigne di musica, ed una calcografia musicale; gabinetti doviziosi di mineralogia tanto pubblici che privati; un istituto di sordi e muti; il più vasto e meglio provveduto ospitale d'Italia, ed una scuola veterinaria: qui più che altrove primeggia singolarmente la correzione delle stampe e la bellezza delle forme, e la scelta degli ornamenti accessori, ed i nostri legatori di libri gareggiano ormai con quelli di Parigi e di Londra: in questo paese in somma s'introducono, si esportano, si stampano per avventura più libri in un mese che non in Italia in un anno. E queste stampe e questo commercio librario, veicolo della comunicazione dei lumi, ed alimento ormai indispensabile della mente umana, è qui incoraggiato da un Governo liberale, che sa la buona filosofia essere la base sicura della civiltà dei popoli, e questa l'appoggio più saldo e glorioso di uno Stato". L'accenno al governo era doveroso, e il richiamo alla "filosofia" non privo di coraggio, ma quel che veniva prima era sostanzialmente tutto vero e Stendhal stesso avrebbe potuto sottoscriverlo. Stendhal, con la sua consueta ma sempre sorprendente finezza, aveva avvertito il miracoloso equilibrio della Milano di allora, città di confine sul limes dell'Europa, e lo scandagliò in ogni senso, apprezzando quel che in Milano vi era di meridionale o di "orientale" e insieme avvertendone senza prevenzioni la forte mescolanza di cultura e di fatica rivolta al futuro.

[Selezione di passi tratti da Guido Bezzola, Introduzione a “La Milano di Stendhal”. Milano, Comune di Milano, 1980
Consulta la biblioteca del Centro Stendhaliano
Opere associate al percorso:

La Milano di Stendhal: luoghi personaggi libri e documenti di Henri Beyle milanese / a cura di Guido Bezzola
Autore:
Altri autori: Bezzola, Guido;
Editore: Comune di Milano | Data: 1980 | Luogo: Milano
Lingua: ita | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia
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Anciens et nouveaux liens de Stendhal avec Milan / Gian Franco Grechi
Autore: Grechi, Gian Franco
Editore: [s.n.] | Data: 1976 | Luogo: Milano
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Primo viaggio in Italia. Lombardia e Piemonte (1801-1802) / Stendhal
Autore: Stendhal
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Lingua: ita | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Titolo analitico
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Secondo viaggio in Italia. Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli (1811) / Stendhal
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Lingua: ita | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Titolo analitico
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Terzo viaggio in Italia. Milano (1813) / Stendhal
Autore: Stendhal
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Lingua: ita | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Titolo analitico
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Diario del viaggio nella Brianza (agosto 1818) / Stendhal
Autore: Stendhal
Editore: | Data: | Luogo:
Lingua: ita | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Titolo analitico
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Rome, Naples et Florence, en 1817. Par M. de Stendhal, Officier de Cavalerie
Autore: Stendhal
Editore: Delaunay : Pelicier | Data: 1817 | Luogo: Paris
Lingua: fre | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia
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Rome Naples et Florence par M. de Stendhal. Tome premier (-second)
Autore: Stendhal
Altri autori: Delaunay, Simon Cesar; Pihan Delaforest, Ange Augustin Thomas;
Editore: Paris : Delaunay, Libraire, Palais-Royal, 1826 ([Parigi] : A. P. Delaforest, imp. rue des Noyers, n. 37) | Data: 1826 | Luogo: Paris
Lingua: fre | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia
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Roma, Napoli e Firenze nel 1817 / di Stendhal
Autore: Stendhal
Editore: V. Bompiani | Data: 1943 | Luogo: Milano
Lingua: ita | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia
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Roma, Napoli e Firenze : viaggio in Italia da Milano a Reggio Calabria / Stendhal ; prefazione di Carlo Levi
Autore: Stendhal
Altri autori: Levi, Carlo <1902-1975>;
Editore: Laterza | Data: 1990 | Luogo: Roma [etc.]
Lingua: ita | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia
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Arrigo Beyle, milanese / Paul Arbelet
Autore: Arbelet, Paul
Editore: Bureaux de la Revue bleue et de la Revue scientifique | Data: 1903 | Luogo: Paris
Lingua: fre | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia
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Arrigo Beyle, milanese / Paul Arbelet ; incisioni di Luca Crippa ; introduzione e note di Gian Franco Grechi
Autore: Arbelet, Paul
Altri autori: Crippa, Luca; Grechi, Gian Franco;
Editore: F. Sciardelli | Data: 1983 | Luogo: Milano
Lingua: ita | Tipologia: Testo a stampa | Tipo: Monografia
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